Ormai è qualche mese che non andiamo più al ristorante, che non ci sediamo ad un tavolo alla scoperta dei sapori pensati e studiati da uno chef e ammetto che a me, tutto questo, manca moltissimo.
Visto che però a breve (brevissimo se tutto va bene) si potrà tornare a mangiare fuori, ho pensato che è arrivato il momento di parlarvi di un locale a cui tengo molto: Almatò.
Sono stata da loro a mangiare veramente pochissime settimane prima del lockdown, quando eravamo già un po’ in preda alla crisi, e ho trovato un posto dove non vedo l’ora di tornare al più presto.
Almatò si trova in Prati, tra Piazzale Clodio, Via della Giuliana e Viale Mazzini, in una zona non particolarmente viva di sera, ma che offre delle chicche interessanti.
Il locale è di proprietà di tre ragazzi molto giovani – Alberto, Manfredi, Tommaso – che sono rispettivamente il responsabile di sala, il restaurant manager e lo chef di questo ristorante aperto il 2 Gennaio 2020.
La loro idea è quella di proporre una cucina innovativa ma che affonda le sue radici nelle tradizioni familiari, in un ambiente moderno e rilassato.
Ora ovviamente non sappiamo cosa succederà nel futuro, ma l’idea dietro a Almatò è quella di portare i commensali in un viaggio alla scoperta dei sapori.
Il menu è composto da 5 antipasti, 5 primi, 5 secondi e 5 dolci, ma si può decidere di provare una degustazione da 5 o da 7 portate. A pranzo è prevista anche una degustazione da 3 portate, pensata in particolare per chi lavora in zona.
Noi siamo andati di sera e abbiamo deciso di provare la degustazione da 5 portate: in generale i piatti vengono scelti dallo chef, ma ovviamente potrete segnalare sia se c’è qualcosa che non vi piace sia se volete provare assolutamente qualcosa.
Per prima cosa al tavolo arriva il pane, l’olio extravergine d’oliva e il burro, servito in un ciottolo di fiume – io ovviamente l’ho finito subito!
Subito dopo arrivano due benvenuto dello chef: Uova alla Monachina – uova di quaglia fritte – e patate lavorate all’olio con funghi e guanciale. Entrambi buonissimi!
Come antipasto, la mia curiosità era tutta per il cappuccino salato, con cavolfiore, gorgonzola, funghi e mandorle, accompagnato da un croissant e servito in una tazza, proprio come una colazione. Un piatto da ricordare e da assaggiare mille volte.
Oltre al cappuccino, l’altro antipasto che ci è stato proposto è il polpo su crema di zucca con dadolata di zucca, semi e caprino. Io non sono amante della zucca, spesso risulta troppo dolce, ma qui accompagnata dal polpo cotto a bassa temperatura e poi arrostito era una vera goduria.
Come primo, lo chef ha scelto per noi i fagotti con baccalà, crema di fagioli neri, guanciale croccante e castagne: un piatto invernale che probabilmente uscirà dal nuovo menu, ma in cui gli accostamenti sono veramente ben studiati e i gusti molto bilanciati.
Per secondo io ho fatto una richiesta: essendo un’amante dell’anatra e delle patate, non potevo rinunciare alla loro anatra, patate viola, cipollotto e lavanda. Quest’ultimo ingrediente potrebbe sovrastare tutto, invece anche qui il bilanciamento è la chiave di volta del piatto. Secondo me perfetto, ne avrei mangiata a non finire.
Mentre il resto del menu è uguale per tutti i commensali, i dolci possono essere differenti quindi abbiamo scelto di provare Gianni e il Tiramisù.
Gianni è un dolce volutamente molto carico, dove il gusto del cioccolato la fa da padrone, stemperato sul finale da una salsa al frutto della passione.
Il Tiramisù, invece, vuole rispecchiare i gusti tradizionali, ricomponendo le consistenze: una mousse al mascarpone su un cremoso al caffè e su un biscotto al cacao. Una chicca per gli amanti di questo dolce, con una leggera svolta creativa.
Pur entrando di diritto nella categoria gourmet, i costi non sono per niente eccessivi: il menu degustazione da 5 portate costa 50 euro, quello da 7 70€ mentre i piatti alla carta vanno dai 10€ ai 26€. Tutto sommato il costo giusto per un ristorante che non propone solo cibo di alta qualità ma anche un servizio di livello.
Per gli amanti del vino, la cantina è molto ben fornita, con etichette italiane e estere anche ricercate e una proposta al calice abbastanza ampia.
Il mio consiglio è di prenotare il prima possibile, perché non vorrete proprio perdervi le novità che lo chef Tommaso Venuti avrà studiato durante questa quarantena!
Almatò
Via Augusto Riboty 20/c
€€
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